…Suona una vecchia canzone!

Suona una vecchia canzone!

Proposta “pilota” per un momento occupazionale d’ascolto musicale indirizzata all’utenza dei centri diurni terapeutici di Pro Senectute del Canton Ticino

G. Ruggieri, medico geriatra
M. Pizio musicologo e ricercatore
M. Willimann infermiera e reponsabile CDT Muralto

INTRODUZIONE AL PROGETTO

Se non tutte, la grande maggioranza delle persone apprezzano la musica. Un’esperienza musicale positiva può venir evocata, in ognuno di noi, dall’ascolto della gradevolezza di un suono naturale o prodotto da oggetti, ma soprattutto dalle sonorità emesse da voci cantanti, strumenti musicali o dal loro virtuoso e ben amalgamato connubio. Nella sua intrinseca essenza, l’esperienza dell’ascolto sonoro è spiegabile dalla fisica dei suoni e dalla neurofisiologia. Ma nel suo più ampio portato culturale, la musica in senso più lato è universalmente riconoscibile come una delle forme più nobili della comunicazione che la storia umana abbia prodotto.

Persone di tutte le età, etnie e culture si relazionano le une alle altre anche attraverso il linguaggio musicale, caratteristica questa, che gli conferisce un valore di relazione che oltrepassa quello riducibile all’ascolto passivo di un qualsivoglia fenomeno acustico.

L’ascolto, come anche il fare musica cantando o suonando uno strumento, è un’attività in grado di risvegliare la mente promuovendo in essa stati emozionali, ricordi e senso di appartenenza alla continuità storica di un gruppo, una cultura e di ogni singolare biografia.

Con la piccola iniziativa che di seguito andiamo a illustrare brevemente, ci proponiamo di includere nel programma settimanale del Centro Diurno Terapeutico (CDT) un momento strutturato di ascolto musicale e, laddove si presentassero date condizioni, anche di condivisione di brevi e “non impegnative” riproduzioni strumentali di melodie dal vivo.
Lo scopo del momento gruppale è quello di, per così dire, inserire una parentesi ricreazionale (occupazionale) di tipo complementare e olistico, durante un momento esperienziale di ascolto musicale condiviso da utenti e curanti, che sia fonte di benessere psicosensoriale, emotivo e somatico, come indicato e riconosciuto oggi da numerose evidenze sperimentali (1,2,3,4,5,6).

IL RAZIONALE TERAPEUTICO E RIABILITATIVO DI UN MOMENTO DI ASCOLTO MUSICALE

Nella persona malata di demenza, le progressive difficoltà nell’essere compresi possono generare un frustrante senso di insuperabile e scorante isolamento relazionale con il proprio ambiente socio-famigliare. I soggetti affetti non sono completamente in grado di comunicare i loro bisogni fondamentali e per questo e loro malgrado, divenire vittime, del relativo impoverimento psicosensoriale che finisce per intrattenere l’isolamento sociale.

Attraverso l’ascolto musicale possiamo sentire riaffiorare alla coscienza emozioni profonde e con esse anche un senso di identità e di appartenenza all’ambiente. Queste intrinseci e specifici effetti dell’ascolto possono venir dati come definitivamente e irrimediabilmente perduti per i malati con demenza avanzata. Eppure, come accade nei soggetti “sani” e psico-sensorialmente integri, il riascolto in gruppo di sonorità o melodie note e di successo può fare da naturale sottofondo sonoro per rievocare insieme episodi legati alle memorie giovanili. La rimemorazione che ne consegue può anche contribuire a risvegliate capacità abbandonate o assopite nel profondo della nostra memoria esperienziale.

Al “catalogo” dei metodi che ricadono sotto il termine musicoterapia si può oggi ricorrere per trattare con intento terapeutico persone di tutte le età e patologie. Negli ultimi decenni sono stati promossi approcci complementari utili anche nei soggetti anziani affetti da demenza ad uno stadio avanzato della patologia che per conseguenza, hanno perso una parte o l’interezza della capacità comunicativa verbale (afasia).
Per questi pazienti l’ascolto musicale può rappresentare il mezzo ausiliario transizionale immediato per aggirare le difficoltà comunicative. Intesa in senso terapeutico relazionale, la stimolazione emotivamente coinvolgente effettuata attraverso l’approccio musicoterapico può anche promuovere la comunicazione tra terapisti e utenti malati come anche tra utenti stessi.

E’ stato sperimentato, che l’ascolto musicale è in grado di veicolare sensibili effetti positivi, sebbene temporanei, sull’umore, sulla vigilanza e persino su parametri fisiologici vitali come pressione arteriosa e respirazione.

Le tracce mnestiche relative delle melodie che abbiamo ascoltato e/o appreso durante lr nostre singolari biografie continuano a risiedere “silenziosamente” nel catalogo musicale archiviato dal sistema delle memorie individuali. Come è prassi per utti gli archivi anche nel cervello, il materiale è organizzato per categorie coerenti al fine di facilitare il suo recupero per rinnovate fruizioni a richiesta e a posteriori. L’input sensoriale uditivo prodotto dal riascolto – anche passivo – di una nota, un accordo o un’intera traccia melodica, rappresenta il codice che arriva al cervello: il nostro personale archivista.

E’ esperienza comune, che il riascolto di alcune melodie possa suscitare immediatamente vividi e specifici ricordi. L’attivazione di questa traccia autobiografica ci rimette in contatto con un momento preciso o un’epoca del nostro individuale passato. Anche se “scoloriti” , questi ricordi sono a loro volta il veicolo per “ripresentarci” a noi stessi attraverso quel senso identitario che ci é caro, perché intimo e profondo.

E’ noto, che con la loro progressione sintomatica, tutte le forme di demenza possono complicarsi con disturbi del comportamento. Il loro diverso spettro clinico ha un forte impatto sulla qualità di vita del paziente e rende molto difficile la comunicazione e la convivenza con famigliari e amici. Questi disturbi, definiti nell’insieme «sintomi comportamentali e psicologici della demenza» (SCPD) si “sommano” ai deficit cognitivi già presenti. La loro incidenza aumenta con l’evoluzione storica naturale della malattia (fig. 1).

Gli SCPD si possono manifestare sotto forma di apatia, depressione, agitazione, ansietà e irascibilità. Possono anche dar luogo a profondo disorientamento con allontanamenti da casa o dal luogo di cura, aggressività, allucinazioni, deliri o comportamenti sessualmente inappropriati per la perdita dell’inibizione legata alle convenzioni sociali apprese durante lo sviluppo. I sintomi possono fluttuare a tal punto che il malato può passare dall’apatia all’agitazione improvvisa e viceversa. I SCPD sono fra cause principali di ospedalizzazione o di ricovero precoce in istituto. Possono anche portare il personale o i familiari curanti a trascurare i pazienti assumendo atteggiamenti inappropriati fino al ricorso irragionevole. Si tratta di situazioni assistenziali difficili da gestire e tali da provocare sintomi da esaurimento nei parenti-curanti come pure dei professionisti. Ma oggi, sono numerosi gli studi clinici che hanno verificato l’effetto benefico, inteso come riduzione di emozioni contrarie e negative che il malato può evocare attraverso il “suo personale” disturbo comportamentale.

Una volta formulata la diagnosi di SCPD, l’etica della cura impone la ricerca e l’applicazione di ogni principio terapeutico che eviti la somministrazione d’emblée di farmaci con effetto psico-sedativo. Negli ultimi tre decenni il “catalogo” delle terapie non farmacologiche alle quali i professionisti possono attingere si è infoltito.

Fra i tanti approcci terapeutici non farmacologici, quello che ricorre alla musica occupa un posto storicamente consistente e di riconosciuta rilevanza. Come già asserito più sopra, che il messaggio sensoriale veicolato da uno stimolo o da materiale sonoro possa comunicare non verbalmente immediatamente con il nostro “Sé” è esperienza comune a tutti. Questo effetto è proprietà che può diventare terapeutica, laddove la stessa riesca a suscitare emozioni e a far riaffiorare ricordi psicologicamente gradevoli e benvenuti. Effetti attesi che sono stati osservati e misurati da studi effettuati in tutte le patologie psichiatriche croniche. Più recentemente anche nelle persone affette dai disturbi cognitivi e comportamentali della demenza.

Ascoltare, come anche fare musica di persona, può dunque costituire un approccio con valenze terapeutiche per recuperare alla memoria ricordi, emozioni come anche prestazioni cognitive e che possono avere effetti antagonizzanti sull’ inarrestabile perdita di capacità indotta dalla malattia. I benefici attendibili perché già osservati negli studi clinici nei pazienti affetti da demenza, include fra i principali:

  • rimemorazione di momenti e emozioni dell’autobiografia personale e del passato collettivo;
  • affioramento e rinnovata partecipazione a soggettivi e positivi stati d’animo;
  • ritrovamento del senso di appartenenza alla propria vita, a quella famigliare, di amici e dell’ambiente culturale di appartenenza;
  • gestione non farmacologica del disagio psico-cognitivo o motorio espresso in primo piano;
  • modalità alternativa di promuovere l’interesse e la partecipazione al gruppo quando altri approcci risultano inefficaci;
  • promozione del movimento ritmico interiore, della fluidità e forza vocale in subordine laddove il paziente decida di accennare passi di danza anche la rievocazione di vecchi schemi motori appresi; un training motorio anche a basso impatto articolare e cardiovascolare è auspicabile per ragioni salutari a tutte le età.

Fondamentalmente e in sintesi, anche quando vi ricorriamo in modo aleatorio nella quotidianità, la stimolazione psicosensoriale indotta dall’ascolto musicale può contribuire a migliorare la qualità alla nostra vita. Per le sue intrinseche caratteristiche essa si presta quindi naturalmente a essere utilizzata come medium terapeutico in tutte le fasce dell’età contribuendo al mantenimento di prestazioni cognitive, come pure delle inclinazioni emotive e di partecipazione sociale.

Neurol int. 2021 Mar (cit.2)
Fig.1. tratta da Neurol int. 2021 Mar (cit.2)

OBIETTIVI

l’obiettivo primario del progetto è quello di offrire all’utenza con demenza che frequenta regolarmente il CDT un momento di benessere psico-emotivo, pianificando in modo diversamente strutturato l’ascolto di brani musicali, sonorità prodotte ad hoc con veri strumenti musicali nell’eventualità che uno o più utenti con un passato musicale amatoriale o professionale desiderino riprendere contatto fisicamente con la manipolazione dello strumento stesso o anche con una semplice prestazione. L’attività ha l’intento di risvegliare e condividere ricordi non soltanto musicali, vissuti emotivi positivi, come anche, in subordine, di risvegliare quelle assopite capacità psicomotorie (ritmiche) esprimibili vocalmente o corporalmente durante l’ascolto. L’obiettivo secondario è quello di condurre una piccola osservazione strutturata sugli effetti che il momento può apportare nel contenere temporaneamente alcuni disturbi dello spettro comportamentale motorio degli ospiti (dall’inerzia apatica alla deambulazione afinalistica).

METODOLOGIA GENERALE

Coadiuvato e gestito dalle diverse figure professionali del CDT all’interno della programmazione terapeutica-riabilitativa settimanale ordinaria, si prevede un momento che, relativamente ai contenuti del materiale musicale verrà concepito e poi guidato da un musicista professionista. Le figure professionali che lo affiancheranno durante l’attività dovrano indicargli con quali utenti o gruppi ritengono indicato il proponimento dell’attività. Durante o alla fine di questa, ricorrendo ad un momento di informale mesa in comune conversazionale [“informale gruppo di discussione”], gli operatori potranno eventualmente recuperare i contenuti psicologici e emotivi sollecitando con rievocazioni verbali, ricordi, sentimenti e emozioni riaffiorati individualmente o collettivamente durante il momento di ascolto. I partecipanti ad un recente gruppo di consenso di esperti 5 , hanno convenuto che attraverso i gruppi di ascolto musicale è possibile utilizzare un’ampia varietà di metodi e tecniche di musicoterapia. Improvvisazione vocale o strumentale, canto (di canzoni famose, canzoni sconosciute o musica preregistrata), danza/movimento (di musica dal vivo o preregistrata), ascolto (di musica dal vivo o preregistrata) e altre attività (parlare, ecc.) incoraggiati dai partecipanti. Uno dei relatori spiega l’ampio approccio terapeutico e la varietà degli elementi utilizzati nel con la necessità di essere in grado di adattarsi all’ambiente in evoluzione: ” (…) la struttura delle sessioni di musicoterapia di gruppo deve essere flessibile e adattabile a seconda le dinamiche di un dato giorno, insieme ad altre variabili come la partecipazione e il contributo del personale e dei familiari alle sessioni”.

Importante sarà la messa la preliminare messa a disposizione del musicista delle essenziali informazioni biografiche (fatta eccezione per le diagnosi cliniche) dell’utenza. Oltre all’età media, queste dovranno essere specificamente completate da riferimenti ai gusti musicali e alle inclinazioni soggettive ad esse collegati, come p.es. l’abitudine al canto spontaneo, alla danza o a pregressi studi di strumenti musicali.

Sulla base di queste informazioni il musicista allestirà una scaletta appositamente studiata e selezionate con criteri filologici e storici per l’ascolto comune di brani e melodie della tradizione passata e dei disparati generi musicali. La riproduzione del materiale sonoro verrà supportata dai mezzi tecnici abituali ma potrà, a seconda di quello verrà suggerito dalla predisposizione “emotiva” dell’utenza nel momento scelto, essere anche sostituita o completata dall’interpretazione personale del musicista ricorrendo agli strumenti che riterrà più idonei allo scopo. In forza del ruolo ricoperto e delle relative competenze cliniche, il team curante del CDT monitorerà personalmente lo svolgimento dell’attività, rilevando le reazioni individuali e potrà supportare gli utenti garantendo l’intervento in caso di “reazioni” inattese da parte degli utenti o verso altre emergenti criticità gestionali.

Va da sé, considerato il particolare setting in cui si intende portare questa attività, che una codificazione strutturale e temporale non è – almeno in questo momento del progetto – prevedibile con canoni di certezza e riproducibilità in termini qualitativi e quantitativi. Allestimento delle condizioni ambientali a parte, il suo “core” potrebbe intuitivamente variare fra i 20 e i 30 minuti. A seconda della tenuta in capacità d’attenzione del gruppo e soprattutto delle reazioni individuali, potrà seguire subito o in un tempo differito della stessa giornata la messa in comune di impressioni e emozioni individuali da parte dell’utenza partecipante e del suo team curante.

CONCLUSIONI

L’evidenza delle meta-analisi di studi randomizzati controllati suggerisce che gli interventi terapeutici basati sulla musica nella demenza possono ridurre i sintomi depressivi e migliorare i disturbi comportamentali e possono anche ridurre l’ansia e migliorare il benessere emotivo e la qualità della vita. I benefici possono essere ulteriormente migliorati da “playlist personalizzate” che hanno una risonanza particolare per l’individuo che vive con la demenza [3], potenzialmente anche nelle fasi successive della malattia, quando le opportunità di intervento sono state migliorate.

L’ascolto della musica, fonte di terapia occupazionale significativa nella demenza è somministrabile ed è un’attività di cura incentrata sulla persona. Facilitando la comunicazione, può anche ridurre la frustrazione e l’impotenza che contribuiscono in modo significativo ai comportamenti problematici.

Come intervento terapeutico, la musica è innocua, accessibile, flessibile e relativamente facile da implementare. Al di là dei suoi effetti benefici sugli indici sintomatici neuropsichiatrici standard della demenza, la musica è una fonte di piacere per tutta la vita6.

L’iniziativa che proponiamo, non ha ambizioni superiori se non c quelle di augurarsi che lavorare nell’intento dello spirito del CDT in modo tale da contribuire nel suo piccolo a veicolare e implementare i benefici di queste universali e empiriche evidenze, verso l’utenza che lo frequenta.

Il progetto è sostenuto in collaborazione con Associazione AGO.

BIBLIOGRAFIA & SITOGRAFIA CONSULTATA

1. https://www.alzheimer-schweiz.ch/it/auguste/ricerca/detail/con-la-musica-e-il-
movimento-contro-la-demenza.
2. M. Soufineyestani, A. Khan, M. Sufineyestani, Impacts of Music Intervention on
Dementia: A Review Using Meta-Narrative Method and Agenda for Future Research.
Neurol Int. (2021).
3. Janus, S. I. M. Vink, A. C. Ridder, H. M. Geretsegger, M. Stige, B. Gold, C. Zuidema,
Developing consensus description of group music therapy characteristics for persons with
dementia. Nordic Journal of Music Therapy, (2021).
4. J. A. Watt, W. Thompson, R. Marple, D. Brown, B. Liu, Managing neuropsychiatric
symptoms in patients with dementia, BMJ (2022).
5. AM, Matziorinis, S. Koelsch, The promise of music therapy for Alzheimer’s disease: A
review. Ann N Y Acad Sci. (2022)

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