Nel campo della divulgazione musicale e della relazione tra suono e memoria, Max Pizio ha ideato e conduce dal 2025 il progetto pilota “…Suona una vecchia canzone”, realizzato in collaborazione con il Dr. Graziano Ruggieri e Pro Senectute Ticino. Il progetto si evolve dopo alcuni anni di spermentazioni, in forma di divulgazione musicale, passando dalla relazione tra suono e memoria, sotto forma di “ascolto affettivo”.
“Dalla Partitura al Cuore” è in sostanza una Guida all’Ascolto, che nasce dall’esigenza interna di proporre delle sessioni guidate di ascolto musicale basate su un importante lascito discografico di musica classica (dal Barocco agli inizi del Novecento), integrato da alcuni vinili, e dall’immenso archivio di partiture accumulatosi dal papà Furio e dal nonno Gino Pizio anche essi musicisti a tutto tondo. Attraverso una selezione curata di brani (Mozart, Beethoven, Strauss, Wagner e altri), al Jazz e alla musica leggera, le guide all’ascolto anche sonorizzate dal vivo, offrono agli utenti dei Centri Diurni Terapeutici un’esperienza immersiva che stimola il risveglio della memoria sonora e affettiva.
Durante gli incontri, Max Pizio accompagna l’ascolto spiegando in modo accessibile il contesto storico, le peculiarità compositive, le forme musicali e alcuni aneddoti sui compositori, favorendo così un momento di condivisione emotiva e cognitiva. L’obiettivo è utilizzare la musica come strumento non farmacologico per mantenere vive le connessioni mnemoniche, ridurre l’isolamento e migliorare la qualità della vita delle persone con demenza o declino cognitivo.
Questo progetto, è sostenuto dall’Associazione Socioculturale AGO di cui è Presidente dal 2025, e che rappresenta un ponte tra la sua lunga esperienza di produttore discografico, relatore e musicista e il mondo della cura e dell’accompagnamento alle persone anziane.
“Come può la musica di Mozart o Beethoven rivitalizzare la memoria e lo spirito degli anziani?
La musica, linguaggio universale, possiede la straordinaria capacità di unire individui di ogni età, come dimostrato dal suo ruolo fondamentale in numerose pratiche terapeutiche. Negli ultimi anni, il mondo senior, per esempio, ha rivelato un fenomeno affascinante: gli over 65 e 75 riscoprono la musica non solo come passatempo o veicolo di ricordi, ma anche come potente strumento terapeutico, capace di favorire e mantenere un legame vivo con la contemporaneità.
Esempio pratico di una “Guida all’ascolto”
a cura di Max Pizio (© 2025 Tetraktys Music Label)
Guida all’ascolto Quartetto per archi in fa maggiore
Durata circa 32 minuti
Musica: Maurice Ravel (1875 – 1937)
Organico: 2 violini, viola, violoncello
Composizione: aprile 1903
Prima esecuzione: Parigi, Salle de la Schola Cantorum, 5 Marzo 1904
Edizione: Gabriel Astruc, Parigi 1904
Dedica: à mon cher maȋtre Gabriel Fauré
Il Quartetto per archi in fa maggiore, dedicato a Gabriel Fauré, venne ultimato da Maurice RaveI nel 1903 a 28 anni, dieci anni dopo il Quartetto op. 10 di Debussy. I punti di contatto con quest’ultima opera sono evidenti e vanno da alcune identiche indicazioni di movimento, alla posizione dello Scherzo (al secondo posto), all’uso di alcune tecniche esecutive (come il pizzicato in 2 e 6). Pierre Lalo scrisse addirittura che «nelle sue armonie e successioni di accordi, nella sua sonorità e nella forma, in tutti gli elementi che contiene e in tutte le sensazioni che evoca il Quartetto di RaveI offre un’incredibile rassomiglianza con la musica di Debussy».
Ma soprattutto Ravel dovette sentire la continuità ideale con l’opera di Debussy, il confronto con l’estetica musicale del più anziano collega, scegliendo una via artistica personale, certamente più solare e «diurna», rispetto alle nuages, alle pluies, alle nuits debussiane.
Significativa rimane comunque l’attestazione di stima, la prima e forse anche l’ultima, che Debussy fece al giovane RaveI in merito alla richiesta da parte di Fauré di modificare il finale del Quartetto: «Nel nome degli dei della musica e nel mio nome, non toccate una sola nota di quelle che avete scrìtto nel vostro Quartetto». E così RaveI fece.
Dal punto di vista formale, osserviamo l’assenza nel Quartetto di RaveI della forma ciclica o quantomeno di un tema ricorrente che tenga unita la struttura dell’intera composizione, come avveniva nel Quartetto di Debussy; la ripresa nel movimento finale di due temi uditi in precedenza e la riesposizione nella coda conclusiva delle armonie del primo tema sembrano infatti più intenzionali richiami all’opera di Debussy che elementi strutturali portanti. È piuttosto nella grazia, nella dolcezza dei temi e nella classica nitidezza delle forme che vanno cercati, all’interno dell’opera, elementi decisivi di coesione e di unità formale.
Nonostante alcuni pareri favorevoli, il Quartetto di RaveI andò incontro dopo la sua prima esecuzione, il 5 marzo 1904, alla generale incomprensione. Fuori dal coro, il cronista del Mercure de Franco scrisse profeticamente: «Bisogna ricordare il nome di Maurice Ravel, perché sarà uno dei grandi maestri di domani».
Il primo movimento, Allegro moderato – Très doux in fa maggiore, presenta una cristallina struttura di forma-sonata: come accade spesso in Ravel il primo tema, di una serenità e di una purezza che verrebbe voglia di definire mozartiani, è pentatonico e non crea alcun contrasto col secondo, dal sapore malinconico e vagamente arcaico. Lo Sviluppo prende le mosse proprio dal secondo tema, tentandone un’elaborazione timbrico-articolatoria più che motivica. Non vi sono tensioni classicamente intese nello Sviluppo di RaveI, ma solo affascinanti giochi di sonorità e di colori strumentali. La Ripresa scorre regolare, col secondo tema ricondotto alla tonalità d’impianto, come vuole la regola accademica. Una breve coda (Un peu plus lent), che riprende la testa del primo tema, conclude il movimento in un delicato, impalpabile pianissimo.
Il successivo Assez vif fa chiaro riferimento all’analogo movimento 2 del Quartetto di Debussy: stessa struttura, stessa indicazione di movimento, stessa collocazione all’interno della composizione, stesso utilizzo della tecnica del pizzicato. Il suo primo tema, nell’uso del pizzicato e nella struttura armonica richiama senza dubbio elementi del folclore iberico, così vicini al mondo compositivo di RaveI. Dopo un secondo tema, dall’aspetto più cantabile, e un episodio di transizione dove spiccano i tremoli discendenti di violini e viola, ecco riapparire il tema principale, ora esposto in fortissimo dall’intero quartetto. La sezione centrale presenta forti elementi di contrasto con la prima parte: sonorità particolare degli archi con sordina, espressione contenuta dei temi, timida elaborazione timbrico-motivica degli stessi. Una ripresa abbreviata della prima parte conclude il movimento.
Il movimento lento, Tres lent, rappresenta certamente l’apice emotivo del Quartetto; qui la raffinatezza dei timbri sempre cangianti, la grande libertà ritmica dei ritmi e dei motivi e il carattere improvvisativo del discorso musicale seducono l’ascoltatore trasportandolo in un mondo fuori dal tempo e dallo spazio, nel quale emergono la voce calda e avvolgente della viola e il timbro brunito del violoncello. L’introduzione dal carattere rapsodico precede l’esposizione dei due temi principali: il primo affidato al violino, il secondo esposto dalla viola. La sezione centrale, Modéré, appare come un ripensamento, una meditazione sui temi precedenti, che appaiono ora trasformati timbricamente, come un prisma che ruota su se stesso presentando all’osservatore facce sempre diverse. La ripresa ripropone i materiali della prima parte in ordine inverso: prima i temi principali, poi l’episodio dal carattere rapsodico che conclude il movimento.
Formalmente l’ultimo movimento, Vif et agité, appare un rondò-sonata scritto curiosamente in tempo quinario (5/8 e 5/4). È una pagina virtuosistica e travolgente, basata essenzialmente su un motivo ostinato in tremolo e sulla variazione metrica di due temi uditi in precedenza nel primo movimento.
Bibliografia:
Il Terzo Orecchio, Dalle forme dell’ascolto alla musicoterapia. Mario Delli Ponti, Boris Luban-Plozza edizioni Soleverde
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